logo wat
technology
luglio 21, 2021 - Asus

La corsa alla digitalizzazione delle PMI a seguito della pandemia in Italia: lo studio di Asus

KEY POINTS:

  • Il capitale umano e il welfare dei dipendenti sempre più centrali: l’organizzazione e la cultura aziendale si modificano a favore della flessibilità per l’84% delle aziende, portando a una variazione degli orari di lavoro e a un nuovo concetto che ridefinisce lo spazio dell’ufficio
  • Lo smartworking, da necessità a strategia per il futuro per il 67% delle PMI: le aziende italiane pensano di far tesoro dei cambiamenti indotti dalla crisi Covid, e sono disposte ad assumersi costi e responsabilità non preventivati per far sì che questo accada, per accelerare il percorso volto alla completa digitalizzazione aziendale
  • L’investimento sugli apparati tecnologici: Le aziende dello smart working strategico continueranno ad investire per rinnovare l’apparato tecnologico, ci saranno nuove esperienze d’uso dei device per adattarsi alle nuove esigenze di mobilità e ci si appresta ad adottare modelli di maggior autonomia per le persone, di maggior orientamento ai risultati, di utilizzo più libero delle dotazioni informatiche (a partire dal PC), soprattutto nel Sud Italia
  • Le barriere al cambiamento e le responsabilità: le figure addette alla trasformazione si trovano ad affrontare diverse barriere fra cui l’isolamento dei dipendenti dovuto al lavoro da remoto e il riadattamento dei processi di controllo, ora volti alle performance

 

Milano, 21 Luglio 2021 – La diffusione della pandemia e le conseguenti restrizioni dell’ultimo periodo hanno obbligato le piccole e medie imprese a modificare alcuni processi e modalità di lavoro, incentivando lo smart working e quindi andando a creare nuove esigenze dal punto di vista dell’apparecchiatura tecnologica necessaria ai dipendenti. Ma l’approccio di digitalizzazione, per quanto importante, ha portato anche altre variazioni all’interno degli uffici. Questo è quanto evidenziato dalla ricerca commissionata da #asus all’istituto Eumetra[1], che ha intervistato un campione di 400 piccole e medie imprese italiane nel periodo di ripresa post Covid, per capirne le nuove strategie e i processi di adattamento effettuati.

Nel 2021 molte delle attività analizzate stanno ancora affrontando gli strascichi di una situazione pandemica che ha completamente rivoluzionato il mondo del lavoro, cambiando la concezione di ufficio, stravolgendo il concetto di rapporto personale fra colleghi e molto altro. L’apparato hi tech sembra rappresentare una delle forme di investimento più interessanti per le aziende nel post Covid. Lo smart working ha sicuramente incentivato un’importante modernizzazione tecnologica nelle realtà italiane, e ha stravolto i processi di lavoro di grandi e piccole aziende in Italia: questo tema è già stato affrontato sotto molteplici punti di vista, ma #asus ha voluto esplorare le conseguenze e gli eventuali nuovi piani che aspettano le PMI italiane nei prossimi anni, in piena fase di ripresa del post pandemia. La ricerca ha infatti sottolineato come queste conseguenze non riguardino principalmente la questione “ufficio o smart working”, ma ne emerge una forte componente psicologica, che vede l’intero approccio al lavoro e ai team da parte dei dipendenti modificarsi ed evolversi, richiedendo un forte investimento da parte delle aziende sull’elemento del capitale umano.

Il capitale umano e il welfare dei dipendenti sempre più centrali

Le conseguenze del Covid hanno fatto sì che molte imprese italiane, PMI incluse, cambiassero approccio e reinvestissero le proprie risorse non solo nell’attrezzatura necessaria ad affrontare i cambiamenti che tutti abbiamo vissuto, ma anche e soprattutto nel capitale umano, le sue competenze, il ruolo e il morale di ogni singolo dipendente. A seguito dell’implementazione dello smart working, l’ufficio ha perso la sua connotazione di “luogo parte della routine quotidiana”, diventando invece un luogo di eccezionalità, quasi desiderabile in quanto si è andato a legare indissolubilmente con la sfera dei rapporti umani fra colleghi (il 33% delle PMI dichiara di vedere l’ufficio come punto di incontro per i colleghi al di fuori della normalità e quotidianità del lavoro da casa, mentre il 18% delle stesse aziende lo definisce un luogo oramai superfluo, utile solo per le occasioni “formali”).

D’altro canto, molti lavoratori hanno sentito, con l’aumentare dello smart working, un aumento anche dei carichi e delle ore di lavoro. Il 37% delle aziende infatti afferma che le persone dipendenti hanno acquisito maggiore flessibilità (il 45% di queste sono aziende del Centro Italia), mentre nel 32% dei casi i colleghi hanno mantenuto un orario fisso, vedendo però aumentare le ore lavorative. La flessibilità totale di orario è invece stata acquisita solo dal 24% delle PMI.

Lo smartworking, da necessità a strategia per il futuro per il 67% delle PMI

Secondo la ricerca di #asus, il 41% delle PMI italiane afferma di aver dovuto affrontare nel 2020 dei grandi cambiamenti a livello operativo e organizzativo, ma ciò che risulta interessante è che una buona parte di queste progetta, o ha già in atto, di mantenere e addirittura implementare tali modifiche, anche da un punto di vista tecnologico e volto alla digitalizzazione aziendale. A partire dal lancio e/o rinforzamento di nuovi servizi o prodotti, sono molte le aziende che si fanno promessa di rinnovare il proprio apparato tecnologico (29%), mantenere lo smart working (18%) o riorganizzare la struttura interna (26%). In ogni caso, le percentuali di aziende che queste azioni le hanno già messe in campo sono decisamente minori. Rispettivamente, il 14% delle PMI ha infatti rinnovato l’apparato tecnologico, il 10% ha previsto nuovi servizi o prodotti, e il 9% ha avviato una riorganizzazione interna, mentre rimane invariata la percentuale riguardante l’implementazione dello smart working.

In altre parole, le aziende italiane pensano di far tesoro dei cambiamenti indotti dalla crisi Covid, e sono disposte ad assumersi costi e responsabilità non preventivati per far sì che questo accada. Lo smart working ad esempio è previsto restare per circa 8 aziende su 10 fra quelle che lo hanno usato in questo periodo. Considerando l’insieme delle aziende italiane studiate, il lavoro da remoto rimarrà nel 67% delle PMI. La maggioranza di queste pensa ad una strategia di impiego più “intensiva” e non limitata a poche persone. Inoltre, le aspettative per il 2022 sono più che ottimistiche per quel che riguarda il 66% del campione intervistato, con un 28% di aziende (molte delle quali situate nel Centro Italia) che invece si aspetta di rimanere stabile nei profitti.

News correlate

luglio 02, 2021
giugno 30, 2021
giugno 25, 2021

PUNTI CHIAVETecnologia AiMesh per una maggiore area di copertura e una configurazione semplificata della reteSmart Looks permette ...

La collaborazione verte nel design per mettere in evidenza le opzioni "fai-da-te" destinate a PC con schede madri, schede grafiche...

Centinaia di dispositivi #asus diventeranno idonei per l'aggiornamento gratuito del nuovo sistema operativo, inclusi gli ultimi mo...

Ti potrebbe interessare anche

maggio 13, 2021
aprile 15, 2021
marzo 18, 2021

Uno #smartphone per ogni esigenza: Zenfone 8 super compatto e Zenfone 8 Flip per foto mozzafiato, entrambi alimentati dalla CPU Qu...

Milano, 15 aprile 2021 - ASUS Republic of Gamers (ROG) annuncia l’arrivo in Italia di ROG Keris, mouse ultraleggero pensato per il...

Nuovi #design per esaltare le prestazioni AMD RDNA™ 2PUNTI CHIAVE La ROG Strix RadeonTM RX 6700 XT assicura una dissipazione del c...